Aura

Carlos Fuentes

Mi capita spesso di spulciare tra i remainders o le offerte delle librerie on line…Durante il Black Friday ho fatto incetta di nuovi libri e tra i vari titoli mi sono imbattuta in Aura, un romanzo breve scritto dal messicano Carlos Fuentes nel lontano 1962. Il Saggiatore ne ha curato l’edizione per la prima volta nel 1997 e poi nel 2003 nella collana Il Saggiatore Tascabili.

Carlos Fuentes (foto di Ulf Andersen/Getty)

Felipe Montero, giovane storiografo, allettato da un’inserzione sul giornale che promette un lauto stipendio, si reca nella dimora della vedova Llorente ove dovrà redigere le memorie del marito defunto. Felipe fa dunque la conoscenza di Aura, la bella e sfuggente nipote dell’anziana Consuelo, e con lei intesse un rapporto di ardente passione e amore.

Aura di Carlos Fuentes (Foto di E. Rizzo)

Le vicende sono narrate in seconda persona singolare e l’utilizzo dei tempi presente e futuro appare come il rincorrersi di imperativi o esortazioni che si succedono con il dipanarsi della narrazione, in tempo reale. Il tempo diviene, in tal modo, il vero protagonista del romanzo: il passato, il presente ed il futuro si mescolano indistricabilmente. Il tempo della narrazione e quello concernente le memorie del generale Llorente si alternano e talora si sovrappongono in uno strano gioco di specchi e velate rivelazioni.

Non guarderai di nuovo l’orologio, quell’oggetto inservibile che misura falsamente un tempo concesso alla vanità umana, quelle lancette che marcano tediosamente le lunghe ore inventate per ingannare il vero tempo, il tempo che corre con la velocità offensiva, mortale, che nessun orologio può misurare. Una vita, un secolo, cinquant’anni: non ti sarà più possibile immaginare quelle misure bugiarde, non ti sarà più possibile prendere in mano quella polvere senza corpo.

Una siffatta fluidità può essere ravvisata anche negli stessi personaggi poiché le identità tendono a sfumare e si confondono l’una con l’altra. In particolare le esistenze di Aura e di Consuelo sembrano fortemente intrecciate: l’una, apparentemente, risulta dipendente dall’altra in virtù di un rapporto morboso ed inquietante. Nel dispiegarsi degli eventi il lettore riesce già a cogliere i prodromi del mistero che si cela dietro l’oscura parentela, ma solo alla fine la verità verrà svelata in tutta la sua tangibile nefandezza.

Illustrazione di A. Acosta
(da Aura. Carlos Fuentes. Ilustraciones de Alejandra Acosta. Libros del Zorro Rojo, 2017.)

L’opera di Fuentes non può, tra l’altro, non richiamare quel realismo magico che ha caratterizzato tanta parte della letteratura sudamericana, da
García Márquez ad Isabel Allende, da Cortázar a Borges.

Gli animali che popolano queste pagine poi, così come le varie specie erbacee menzionate, in qualità di simboli esoterici o apparizioni spettrali, concorrono a creare un’atmosfera di onirica irrealtà.

Un altro degli elementi chiave del romanzo consiste nella dicotomia tra l’oscurità in cui è immersa la casa, chiusa com’è dalle antistanti abitazioni come entro un recinto, e la camera assolata dove si stabilisce il protagonista. Ancora una volta i riferimenti temporali (l’alternanza del giorno e della notte) così come quelli cronologici (l’impossibilità di stabilire l’età anagrafica della vedova Llorente) vengono meno e disorientano. Ogni gesto, ogni particolare diviene, nella sua inesplicabile necessità, presagio di morte e nessun rituale magico, nessuna rievocazione occulta del passato riuscirà a sottrarre i personaggi al loro ineluttabile destino.

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