L’inferno comincia nel giardino

Jonathan Lethem

Amici lettori, non mi è capitato sovente, dall’apertura del blog, di recensire una raccolta di racconti, forse solo in una o due occasioni. Ancora una volta si tratta di un autore americano, la cui cifra stilistica è nota per essere variegata e la cui produzione letteraria è talmente multiforme da sfuggire ad un’univoca classificazione di genere. La raccolta di racconti di cui mi accingo a parlare, L’inferno comincia nel giardino, è stata pubblicata per la prima volta negli Stati Uniti nel 1996 e contiene sette racconti, di cui cinque pubblicati precedentemente tra il 1991 ed il 1995 e due inediti. Poiché lo sperimentalismo onirico di Lethem spazia tra le tematiche e le suggestioni più disparate, ho creduto più semplice recensire singolarmente i vari racconti così da non sovrapporre mondi lontanissimi tra loro.

Jonathan Lethem (By David Shankbone – Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2767105)

L’uomo felice –

Solo che non lo chiamavano Inferno. Lo chiamavano “paesaggio psichico”. E non ci misi molto a capire che volevano lo considerassi qualcosa di simbolico. Il consulente voleva che spiegassi che cosa significava il mio Inferno. Riuscii a trattenere la rabbia, ma al primo intervallo me ne andai. L’inferno non significa niente. Magari il vostro un significato ce l’ha. Ma il mio no. Ecco cosa lo rende un Inferno. E non è simbolico. E’ molto, molto reale.

Il primo racconto è un condensato di vita americana dal punto di vista privilegiato della surrealtà che ne mette in mostra i tratti più orrorifici e inquietanti. Il protagonista, Tom, è in bilico tra la normale vita familiare e periodici viaggi dell’inconscio all’inferno che lo riducono alla stregua di uno zombie. Le sue avventure oniriche ripropongono sempre il medesimo incipit: l’incarnazione nel bambino di otto anni che fu, le lunghe attese, con altri coetanei, della bellissima strega a cavallo affinché servisse loro l’agognata colazione. Gli scenari e le situazioni si modificano, sulla scorta di schemi prestabiliti, a seconda delle scelte compiute da Tom, ma giungono sempre allo stesso tetro finale. Un viaggio nel perturbante mondo interiore del protagonista che prende in prestito suggestioni dantesche, lewis-carroliane ma anche elementi da Il mago di Oz e I viaggi di Gulliver, per dar vita ad una dimensione bizzarra, cionondimeno vicina alla complessità della realtà.

Vanilla Dunk – Uno degli aspetti più caratterizzanti della cultura popolare americana è senza dubbio lo sport e ciò che vi ruota attorno. In questo racconto Lethem restituisce un quadro immaginifico eppure accurato e lucido del mondo del basket, con i suoi antagonismi e giochi di potere. Le vicende, ambientate in un futuro prossimo, in una realtà non troppo dissimile dalla nostra, sono incentrate attorno ad un gruppo di giocatori dotati di speciali ipertute che li rendono simili, nelle prestazioni atletiche, a giocatori del calibro di Michael Jordan. Eppure si tratta di qualità posticce, filtri esteriori che di fatto non modificano le capacità sportive in termini di scelte strategiche, né tanto meno le peculiarità caratteriali. Il sottotesto a margine delle vicissitudini di questi nuovi atleti dell’NBA è ancora più interessante: Lethem si interroga sulle difficoltà dell’artista moderno, eminentemente degli scrittori della sua generazione, di confrontarsi con le grandi menti del passato e della diffusa tendenza ad imitare i capolavori con arrendevolezza e cerimoniosa reverenza. L’innovazione, strada poco battuta dagli intellettuali contemporanei, risulta ciononostante la modalità più efficace per farsi portavoce delle istanze del proprio tempo.

Chiaro e il Sofferente – Due fratelli, Paul e Don (denominato “Chiaro”), spacciatori dilettanti di crack, cercano di fuggire da New York a seguito di una rapina non andata a buon fine. Dopo poche pagine fa la sua comparsa il Sofferente, un felino dal volto umano che comincia a seguirli fino al tragico epilogo che li attende. L’alieno, e più specificatamente il suo messaggio escatologico, rimangono avvolti nel mistero: potrebbe trattarsi di una simbolica rappresentazione dell’anima o della coscienza oppure incarnare una sorta di “angelo custode” o di Daimon, essere intermediario tra gli uomini e il divino. Ciò che è ben evidente è piuttosto il tentativo di Lethem di introdurre dentro una storia qualunque nei bassifondi newyorchesi (interessantissimi sono altresì i riferimenti alle differenze razziali) un elemento fantastico al fine di registrarne le interazioni e riflettere sull’effettiva destabilizzazione degli eventi.

Per sempre, disse il Papero – Una coppia, non meglio identificata, invita ad un party gli avatar dei loro vecchi amanti. Potrebbe trattarsi in effetti, benché non ne sia fatta esplicita menzione, di una festa virtuale i cui protagonisti sono programmi che riproducono dissimili complesse personalità, ognuna con un passato ed una storia legata sessualmente alla coppia. Tali bizzarre simulazioni digitali culminano in un epilogo quanto mai surreale. Ancora una volta Lethem crea un’amalgama esplosivo tra racconto fantascientifico, nonsense e sorprendente immaginazione, andando forse un po’ troppo oltre…

Five Fucks (Cinque scopate) – Un elaborato fumoso, dai contorni confusi, diviso in cinque brevissimi episodi. In realtà la lettura è resa difficoltosa dalla trasposizione del titolo in italiano che risulta fuorviante e rischia di comprometterne la comprensione. “Fucks“, oltre ad includere un esplicito riferimento al sesso, può riferirsi ad espressioni, per così dire, interrogative, ad un brutale invito a levarsi di torno, alla spiacevole deriva cui confluisce talvolta una situazione o un’intera vita…Il gioco semantico si ripropone inoltre nella menzione reiterata di un nome (Pupkiss) che compare nei vari episodi in modo via via linguisticamente differenziato fino ad apparire come un’assonanza, come l’eco di un tempo passato che fa da contraltare all’oblio dilagante. Agli amplessi di due amanti occasionali, infatti, seguono, secondo una logica di causa-effetto, disastrosi e assurdi cambiamenti nel mondo circostante e al contempo una inspiegabile amnesia collettiva.

Duri come la pietra – La narrazione è ambientata in un futuro verosimilmente non troppo distante dal nostro tempo, in cui i criminali condannati all’ergastolo vengono tramutati in blocchi da costruzione atti all’edificazione della prigione stessa. Attraverso gli occhi del protagonista, Nick Marra, assistiamo al repentino innalzamento dei piani delle carceri che in pochi anni passano da dieci a trentadue. Dopo la visita furtiva ai tempi del liceo, Nick conoscerà da vicino l’efferatezza della prigionia e della condivisione della cella con i blocchi umani. Benché deceduti, infatti, i criminali ridotti ad orrorifici elementi architettonici hanno conservato la capacità di pensare, vedere e parlare. Una storia gotica e oscura che trova un brillante finale nella risoluzione dell’enigma poliziesco che ne percorre le pagine.

I dormiglioni – Una schiera di dormiglioni, in grado di far proliferare le piante a loro più prossime, giace qui e là, ai margini di una qualsiasi cittadina americana contemporanea. In questo ultimo, breve racconto seguiamo le vicende di Judith, una donna coraggiosa che si ritrova ad ospitare un uomo in uno stato di inestinguibile letargia. Non si tratta solo della denuncia della mancata consapevolezza sociale e politica che oggigiorno sembra essere sempre più dilagante; il ricorso all’espediente narrativo del sonno sembra fare da contropartita al primo dei racconti di questa raccolta, L’Uomo felice. Il punto di vista, in questo caso, è quello di una donna che, a dispetto delle circostanze più aberranti, mantiene la propria lucidità e pragmaticamente sceglie per la propria vita.

L’inferno comincia nel giardino di Jonathan Lethem (Foto di E. Rizzo)

Una scrittrice da Pulitzer: Diari di pietra di Carol Shields

Amici lettori, si conclude oggi l’iniziativa Una scrittrice da Pulitzer ideata da Melania Costantino. Delle tre scrittrici estratte in questa tornata (vi invito ad ascoltare/leggere le recensioni degli altri partecipanti al progetto; in fondo alla pagina troverete il calendario e tutti i riferimenti utili) la mia scelta è ricaduta su Diari di Pietra di Carol Shields, insignita del prestigioso premio letterario nel 1995.

Insieme a Margaret Atwood e Alice Munro, la Shields è tra le scrittrici più acclamate del Canada e le sue opere, tradotte in 24 lingue, hanno ricevuto importantissimi riconoscimenti (oltre al Pulitzer, il suo Diari di Pietra fu finalista al Booker Prize e vincitore del Governor General’s Literary Award).

Carol Shields nella sua casa a Victoria. (Christopher Morris/Corbis https://www.macleans.ca/culture/books/the-indecently-curious-carol-shields/ )

The Stone Diaries narra l’intera esistenza di Daisy Goodwill, secondo il tradizionale impianto ottocentesco delle biografie e la scansione in capitoli che ricalcano le principali fasi della vita (nascita, infanzia, matrimonio…morte). Si tratta di una struttura narrativa che avevamo già incontrato in Santa Miseria (romanzo che ho brevemente recensito per il progetto Un Nobel per te lo scorso Settembre), benché differenti siano le premesse compositive.

L’autrice, già nella prefazione, compie una sorta di dichiarazione d’intenti esplicitando quali furono le fasi del processo di creazione dell’opera e quali, soprattutto, le finalità ed il nucleo tematico della biografia. Se dapprima l’idea iniziale della Shields prevedeva un ribaltamento delle saghe familiari del XIX secolo, la stesura finale del lavoro si rivelò ben più complessa ed articolata. Il romanzo si configura infatti come una riflessione sul genere letterario dell’autobiografia ponendosi come interrogativo la veridicità e l’effettiva effabilità dell’esistenza umana.

Diari di pietra di Carol Shields, Voland 2009 (foto di E. Rizzo)

Daisy Goodwill, nata nel 1905 in una piccola località del Manitoba canadese, è una donna profondamente sola, segnata, fin dalla nascita traumatica, dalla perdita e dall’abbandono; le vicissitudini ne hanno in parte scalfito la tenacia ma ella, in un’eroica, ostinata avanzata verso il naturale epilogo, ha concluso la sua esistenza con dignità e serena rassegnazione. E’ il ritratto di una vita come tante: fluttua tra l’esaltazione e la noia, l’irrequietezza e l’apatia, l’ardimento e la banalità. E’ una vita insignificante, cionondimeno merita di essere raccontata, poiché, essendo ogni destino umano parimenti sfaccettato, potrebbe, tra le tante, assurgere a paradigma della discontinuità e sfuggevolezza dell’esistenza.

L’inesplicabilità della vita è tanto più evidente dal momento che risulta quantomeno arduo – se non impossibile – ricostruire oggettivamente e storicamente la propria storia. L’opera della Shields si presenta inizialmente come una immaginaria autobiografia, per poi inglobare – lasciatemi passare il termine – “postmodernisticamente” quelli che potrebbero essere definiti veri e propri ipertesti, ovvero la corrispondenza privata, le testimonianze di amici e famigliari, l’apparato fotografico.

Le parole sono sempre più necessarie. E una domanda sorge: cos’è la storia di una vita? Una mera cronaca di fatti o un’impressione abilmente rielaborata? Il raccogliere insieme tutte le sue paure? O la somma delle cose svelate casualmente, di predestinati e impercettibili incrementi di consapevolezza? Ora le serve un posto tranquillo dove riflettere sull’immensità di tutto questo. E le serve qualcuno – chiunque – che la ascolti.

L’apparato fotografico di Diari di pietra (foto di E. Rizzo)

Le minuziose rappresentazioni del quotidiano, che talora – occorre ammetterlo – sfociano inesorabilmente in passaggi tediosi, non mirano alla celebrazione dell’ordinario e dell’ambiente domestico. Vi è una sorta di ironia (o forse di bonaria denigrazione), da parte dell’autrice, nelle pedisseque enumerazioni di oggetti, nella rappresentazione della dabbenaggine di certe elucubrazioni femminili e finanche nella profusione di riferimenti al corpo femminile e alle sue più ardite funzioni fisiologiche.

L’universo femminile viene indagato dalla scrittrice su più livelli e dissimili macro-argomenti: dall’ambiente domestico con il suo corollario di impieghi casalinghi alle strutture ed interazioni familiari più o meno convenzionali; dal problematico contesto lavorativo della prima metà del XX secolo al ritratto psicologico ed emozionale di donne impegnate in una costante ridefinizione del sé.

E’ impotente, sperduta, fragile: è una donna. Forse la questione è tutta qui, nel fatto di essere una donna. Ma sì, è ovvio…

Questo è anche un romanzo sulla ricerca dell’identità – benché destinata a non avere una soluzione univoca – che si compie attraverso la riflessione sulla genitorialità e, più ampiamente, sull’appartenenza genetica oltre che territoriale. Tre, o forse quattro, sono i nostoi dei nostri personaggi, ritorni quasi mitici (in primis quello di Magnus Flett) nella terra di origine, al fine di scrutare meglio la propria anima e comprenderne i meccanismi alla luce di un altro sole. Ricordiamo che la stessa Carol Shields nacque come cittadina degli Stati Uniti d’America ottenendo in seguito la naturalizzazione canadese…

La narrazione è condotta eminentemente in prima persona, non mancano purtuttavia cambi narrativi frequenti in cui il punto di vista muta e passa ad un narratore esterno e onnisciente. Le vicende inoltre sono narrate al presente, pertanto l’ideale trascrizione degli accadimenti è quasi immediata e, apparentemente, non filtrata dalla sedimentazione del ricordo. La prosa della Shields è piana, dominata da uno stile fondamentalmente paratattico ed incisivo; il ricorso alle sequenze dialogiche è ben calibrato e conferisce alla narrazione freschezza e dinamicità.

Se Stephen Henighan individua riduttivamente in una “donna dell’alta borghesia conservatrice” la lettrice ideale di Diari di pietra, una attenta analisi ed una efficace problematizzazione del testo consentirà di intravedere la struttura binaria del romanzo, un’ambivalenza che, lungi da restrittive categorizzazioni, intende rappresentare, attraverso una ridefinizione della quotidianità ed il suo automatico sganciamento dai concetti di “ordinario” e “insignificante”, una versione della realtà quanto più vicina alle sue complesse e inafferrabili sfumature.

Ecco il calendario e i link ai canali/profili IG aderenti ai progetti Un Nobel per te e Una scrittrice da Pulitzer!

UN NOBEL PER TE #3

• 6 luglio 2019

—1901-1921—

Rudyard Kipling – 1907 – Regno Unito

Anatole France – 1921 – Francia

~ Lise Charmel: https://www.youtube.com/channel/UC7qA… • “Kim”

~ ‘Ima AndtheBooks’: https://www.youtube.com/channel/UC8QD… • “Il procuratore della Giudea”

• 21 settembre 2019

—1922-1942—

Sinclair Lewis – 1930 – Stati Uniti

Frans Eemil Sillanpää – 1939 – Finlandia

~ Clod Matty: https://www.youtube.com/channel/UCWI_… “ Omicidio Post-mortem”

~ Matteo Saudino: https://www.youtube.com/channel/UCczA… • “Santa Miseria”

~ ‘Pillipinz’: https://instagram.com/pillipinz?igshi… • “Santa Miseria”

~ Anita Book ‘L’ora del libro’: https://www.youtube.com/user/Ioleggoetu

Frans Eemil Sillampää

5 ottobre 2019

— 1943 – 1963 —

Johannes Vilhelm Jensen – 1944 – Danimarca

Giorgos Seferis – 1963 – Grecia

~ Stefania: “Duca Von P”: https://www.youtube.com/user/plinianina

~ Teresa Bee_Book_a_ Lula: https://www.youtube.com/channel/UClTv…

• 19 ottobre 2019

— 1964 – 1984 –

Miguel Ángel Asturias – 1967 – Guatemala

Isaac Bashevis Singer – 1978 – Stati Uniti d’America

~ Clara Schumann: https://www.youtube.com/channel/UCQ7B… • “Uomini di mais”

~ Melania Costantino: https://www.youtube.com/channel/UCe3S… • “Uomini di mais”

~ Simo Biblionauta: https://www.youtube.com/channel/UCsrm… https://instagram.com/labiblionauta?i… • “Keyla la rossa”

~ L’angolo di Dani: https://www.youtube.com/channel/UCRxu… • “Nemici”

2 novembre 2019

— 1985 – 2005 —

Kenzaburō Ōe – 1994 – Giappone

Harold Pinter – 2005 – Regno Unito

~ Selvaggia Angelica: https://www.youtube.com/user/fiknMani…

~ Mary’s reading: https://www.youtube.com/channel/UCoU3… “La vergine eterna”

~ Helen in Bookland: https://www.youtube.com/channel/UC6p4… • “Tradimenti”

9 novembre 2019

— 2006 – 2018 —

Mo Yan – 2012 – Cina

Kazuo Ishiguro -2017 – Regno Unito

~ Melanie M Leggi Viaggia Vlogga: https://www.youtube.com/channel/UCTDZ… • “Never let me go” (letto in lingua)

~ ECriLibro: https://www.youtube.com/channel/UC7x0… • “Quel che resta del giorno”

~ Umaru Books: https://www.youtube.com/channel/UC5YL…

UNA SCRITTRICE DA PULITZER #2

• 28 settembre 2019

2005 – Marilynne Robinson “Gilead” – Einaudi –

~ Melanie M Leggi Viaggia Vlogga: https://www.youtube.com/channel/UCTDZ…

~ DiariodiFede: https://instagram.com/federicafittant… https://www.youtube.com/channel/UCR6J…

~ Vale libri: https://www.youtube.com/user/7972vale

12 ottobre 2019

2000 – Jhumpa Lahiri “L’interprete dei malanni” – Marcos y Marcos

~ Lise Charmel: https://www.youtube.com/channel/UC7qA…

~ Simo Biblionauta: https://www.youtube.com/channel/UCsrm… https://instagram.com/labiblionauta?i…

~ UmaruBooks: https://www.youtube.com/channel/UC5YL…

• 26 ottobre 2019

1995 – Carol Shields “Diari di pietra” – Voland

~ Pillipinz: https://instagram.com/pillipinz?igshi…

~ Melania Costantino: https://www.youtube.com/channel/UCe3S…

Un Nobel per te: Santa Miseria di Frans Emil Sillanpää

Amici lettori, ecco a voi un’altra edizione de Un Nobel per te, un’iniziativa ideata dalla dolcissima Melania Costantino affinché gli scrittori insigniti del prestigioso Premio Nobel e le loro opere, soprattutto i più risalenti nel tempo e i meno conosciuti in ambito nazionale, non cadano nell’oblio e affinché se ne possa (ri)scoprire la rilevanza letteraria. La felice idea di Melania, mi preme sottolinearlo, mi ha permesso inoltre di conoscere un gruppo di persone con cui condivido una fervida passione per la lettura e di cui apprezzo particolarmente la pacatezza e l’amabilità.

La sorte ha scelto per me un autore finnico, Frans Emil Sillanpää nato in un villaggio della Finlandia settentrionale nel 1888. Gli fu conferito nel 1936 un Honorary doctorate dall’Università di Helsinki e, nel 1939, il Premio Nobel per la letteratura

“Per la sua profonda conoscenza della vita contadina del suo paese e la raffinata arte con la quale ha descritto il loro modo di vivere e la loro relazione con la Natura”.

Frans Emil Sillanpää (By The original uploader was Blofeld of SPECTRE at English Wikipedia. – Transferred from en.wikipedia to Commons., Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2816201)

Santa Miseria, una delle opere più popolari di Sillanpää e che lo consacrò come scrittore e testimone dei mutamenti storici del suo paese, venne pubblicato nel 1919. Il romanzo, frutto dei turbamenti scaturiti dai recenti avvenimenti della guerra civile finlandese (1917-1918), che aveva visto contrapporsi le armate dei nazionalisti a quelle dei comunisti, si configura, oltre che come documento storicamente puntuale delle lotte fratricide, anche come descrizione naturalistica della vita rurale dei primi anni del Novecento. Vengono narrate le vicende di Jussi o Juha o Janne Toivola del quale si segue l’intera vita, dalla nascita alla morte, scandita secondo la ciclicità propria delle stagioni e della Natura. L’approfondita interpretazione psicoanalitica ed il tragico destino del protagonista offrono al lettore un personaggio indimenticabile, dotato di un’epicità agreste che non lo fa soccombere neppure di fronte all’indigenza e al più acuto dolore. E se, come da titolo, la miseria pervade tutto il romanzo, le evocative descrizioni della vita quotidiana non scadono mai nel patetismo e nella commiserazione. Vibra in queste pagine tutto l’orgoglio delle proprie origini e la pervicace accettazione della sorte beffarda, che mai può essere scambiata per arrendevolezza. Jussi è dotato di una fermezza tale da farlo apparire “demente” e sarà proprio l’ultimo gesto prima della sua esecuzione (già esplicitata nella seconda pagina del romanzo, non è uno spoiler…) a consacrarlo al sogno rivoluzionario.

In qualche momento qualche cosa, là in fondo, faceva pensare a un demente, e niente mette tanto a dura prova la capacità di resistenza psichica, quanto il guardare negli occhi di un demente, poiché quel particolare modo di ridere sembra mostrare una piena consapevolezza di tutto quello che un uomo non vuole assolutamente riconoscere di se stesso.

Santa Miseria di Frans Emil Sillanpää, editore Dall’Oglio, Milano 1968 (foto di E. Rizzo)

La guerra civile finlandese (che in lingua suomi è appellata con diversi nomi a seconda degli aspetti cui si vuol dare risalto) costituisce l’ultimo grandioso scenario dell’esistenza di Jussi. Si tratta di un capitolo emotivamente rimarchevole nella storia della Finlandia moderna, che ebbe come epilogo il riconoscimento dell’indipendenza della nazione da parte della Russia bolscevica. Sillanpää, nelle ultime pagine del romanzo, riesce a delineare con grande lucidità il movimento rivoluzionario e a cogliere realisticamente le istanze e le inquietudini di una società fortemente polarizzata in senso politico, sociale, economico e territoriale.

La meticolosa caratterizzazione di un personaggio indimenticabile come Jussi e la descrizione neorealista delle vicende relative alla guerra civile imprimono certamente credibilità alla narrazione; ma è nella sensibilità lirica e nelle connotazioni ecologiche del romanzo che possiamo ravvisarne gli aspetti più inediti e interessanti, che valsero allo scrittore il conferimento di un così importante premio letterario. Sillanpää spesso si attarda a descrivere gli ameni luoghi di campagna, a lui così familiari, e la gente, facendone un quadro che, lungi dal rappresentare un mero idillio bucolico, intende indagare la relazione indissolubile tra l’Uomo e la Natura. D’altra parte questa è una tematica particolarmente sentita nella letteratura e, più in generale, nella cultura finlandese e che troverà compiutezza in senso “apocalittico” con Risto Isomäki e Arto Paasilinna. La rappresentazione naturalistica della realtà che pervade la narrazione ben si attaglia alla visione del mondo mistica e monistica dell’autore, ovvero alla concezione dell’uomo come parte integrante dell’universo e alla sostanziale unità ontologica dell’essere.

Juha crede di capire chiaramente, ora, cosa è la vita. Essa è come una sostanza amara o scipita, che viene offerta all’uomo in quantità molto più grandi di quanto egli sia in grado di contenere, così grandi, che lo rendono svigorito e sempre sul punto di rimanere soffocato. E’ come trovarsi solo in un immenso fienile, tanto immenso da non poter vederne i confini, nel quale, incessantemente, venga trasportato fieno da dieci coppie di cavalli in pieno galoppo…finché, alla fine, si muore.

Cattedrale di Helsinki (foto di E. Rizzo)

Un libro dimenticato, ingiallito nella sua ultima edizione del 1968 (Dall’Oglio, Milano), dal titolo forse poco incoraggiante, eppure attualissimo e poetico. Quante storie cadono nell’oblio, ma che emozione ritrovarle!

Ecco i partecipanti al progetto Un Nobel per te e le relative date di uscita delle recensioni:

UN NOBEL PER TE #3

6 luglio 2019

—1901-1921—

Rudyard Kipling – 1907 – Regno Unito

Anatole France – 1921 – Francia

~ Lise Charmel: https://www.youtube.com/channel/UC7qA… • “Kim

~ ‘Ima AndtheBooks’: https://www.youtube.com/channel/UC8QD… • “Il procuratore della Giudea

• 21 settembre 2019

—1922-1942—

Sinclair Lewis – 1930 – Stati Uniti

Frans Eemil Sillanpää – 1939 – Finlandia

~ Clod Matty: https://www.youtube.com/channel/UCWI_… • “ Omicidio Post-mortem

~ Matteo Saudino: https://www.youtube.com/channel/UCczA… • “Santa Miseria

~ ‘Pillipinz’: https://instagram.com/pillipinz?igshi… • “Santa Miseria

~ Anita Book ‘L’ora del libro’: https://www.youtube.com/user/Ioleggoetu • Frans Eemil Sillampää

5 ottobre 2019

— 1943 – 1963 —

Johannes Vilhelm Jensen – 1944 – Danimarca

Giorgos Seferis – 1963 – Grecia

~ Stefania: “Duca Von P”: https://www.youtube.com/user/plinianina

~ Teresa Bee_Book_a_ Lula: https://www.youtube.com/channel/UClTv…

• 19 ottobre 2019

— 1964 – 1984 –

Miguel Ángel Asturias – 1967 – Guatemala

Isaac Bashevis Singer – 1978 – Stati Uniti d’America

~ Clara Schumann: https://www.youtube.com/channel/UCQ7B… • “Uomini di mais

~ Melania Costantino: https://www.youtube.com/channel/UCe3S… • “Uomini di mais

~ Simo Biblionauta: https://www.youtube.com/channel/UCsrm… https://instagram.com/labiblionauta?i… • “Keyla la rossa

~ L’angolo di Dani: https://www.youtube.com/channel/UCRxu… • “Nemici

2 novembre 2019

— 1985 – 2005 —

Kenzaburō Ōe – 1994 – Giappone

Harold Pinter – 2005 – Regno Unito

~ Selvaggia Angelica: https://www.youtube.com/user/fiknMani…

~ Mary’s reading: https://www.youtube.com/channel/UCoU3…

~ Helen in Bookland: https://www.youtube.com/channel/UC6p4… • “Tradimenti

9 novembre 2019

— 2006 – 2018 —

Mo Yan – 2012 – Cina

Kazuo Ishiguro -2017 – Regno Unito

~ Melanie M Leggi Viaggia Vlogga: https://www.youtube.com/channel/UCTDZ… • “Never let me go” (letto in lingua)

~ ECriLibro: https://www.youtube.com/channel/UC7x0… • “Quel che resta del giorno

~ Umaru Books: https://www.youtube.com/channel/UC5YL…

UNA SCRITTRICE DA PULITZER #2

• 28 settembre 2019

2005 – Marilynne Robinson “Gilead” – Einaudi –

~ Melanie M Leggi Viaggia Vlogga: https://www.youtube.com/channel/UCTDZ…

~ DiariodiFede: https://instagram.com/federicafittant… https://www.youtube.com/channel/UCR6J…

~ Vale libri: https://www.youtube.com/user/7972vale

12 ottobre 2019

2000- Jhumpa Lahiri “L’interprete dei malanni” – Marcos y Marcos

~ Lise Charmel: https://www.youtube.com/channel/UC7qA…

~ Simo Biblionauta: https://www.youtube.com/channel/UCsrm… https://instagram.com/labiblionauta?i…

• 26 ottobre 2019

1995 – Carol Shields “Diari di pietra” – Voland

~ Pillipinz: https://instagram.com/pillipinz?igshi…

~ Melania Costantino: https://www.youtube.com/channel/UCe3S…

Lo spazio sfinito

Tommaso Pincio

Devo ammetterlo: solo di recente ho cominciato ad approcciarmi alla letteratura italiana contemporanea. Ultimamente ne ho seguito i premi, le polemiche, di tanto in tanto le sperimentazioni, ma non posso di certo considerarmi un’esperta. L’impressione che ho ricavato da queste randomiche letture è stata molto spesso analoga a quella che ingenerano in me certi film sulle crisi esistenziali e le paranoie di Italiani quarantenni in bilico tra la paura delle responsabilità ed il desiderio di autoaffermazione. Salvo qualche eccezione, ne sono spesso rimasta delusa…

Non posso non ammettere anche la mia predilezione verso la letteratura americana e, in particolare, verso il postmodernismo (v. La letteratura italiana negli anni Ottanta: il romanzo postmoderno). Una dimensione certamente altra rispetto al panorama italico, col quale è difficile stabilire un confronto, particolarmente con riferimento alla contemporaneità. Oppure no…?

Tornando al panorama italico, avevo già letto della maestria di Pincio, della sua prosa asciutta e incisiva, e ne avevo avuto un piccolo assaggio con la traduzione de Il grande Gatsby nell’edizione di Minimum fax e con la lettura dell’incipit de Il dono di saper vivere (2018) – che a questo punto leggerò certamente a breve.

Tommaso Pincio
(By Harmonia Amanda – Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=17384294)

Lo spazio sfinito è un romanzo inusuale, pubblicato nel 2000 da Fanucci, che, sulla scia del postmodernismo americano (peculiarmente pynchoniano), svela i drammi e i bisogni esistenziali di personaggi dalle vite “specchianti”, che non sono poi così dissimili da quelli della gente comune.

Lo spazio sfinito (Foto di E. Rizzo)

Gli sfavillanti anni Cinquanta fanno da sfondo temporale ad una versione alternativa della storia, in cui Jack Kerouac è controllore di orbite spaziali per conto della Coca-Cola Enterprise, Neal Cassady è un ragazzaccio bisognoso d’amore e Marilyn Monroe è una commessa di una libreria senza libri. E poi fa la sua comparsa Norma Jeane, alter ego della bellissima icona che da sempre popola l’immaginario maschile, e suo marito, nella veste di uno spietato e potente Arthur Miller.

Jack Kerouac aveva stabilito di affrontare la solitudine di quelle settimane a mani nude, senza aiuti di sorta. Niente pasticche strane, niente roba da bere, niente musica. Solo lui e il Vuoto là fuori, simbolicamente materializzato dall’immensità dello Spazio e dalla luce delle Stelle.

In questa patinatissima America, dove l’apparire ha preso il sopravvento e la cultura di massa ha finito per svilire anche il più maestoso dei sogni americani, i personaggi dai nomi tanto evocativi si fanno portavoce della controcultura e, ostinandosi a cercare un senso alla vacuità dilagante, si imbattono in situazioni stranianti e frustranti. La dimensione surreale, che asseconda una poco velata costruzione metaletteraria, viene ulteriormente smaterializzata dalla ricostruzione possibilistica della storia.

Non cercano prove, vogliono dubbi. Non vogliono arrivare a dire, «E’ veramente così che è andata» . Sperano solo di poter insinuare, «Potrebbe non essere andata così» . E’ quella che gli storici chiamano Possibilizzazione del Passato e si fonda sull’idea che la realtà non sia altro che un piano inclinato e che i fatti non possano far altro che rotolare verso il basso ovvero verso la finzione.

Tommaso Pincio, attraverso una prosa piana ma al contempo urgente ed emozionante, crea un universo onirico in cui al Vuoto siderale e alla finzione di un mondo massificato fanno da contrappunto la solitudine e l’inadeguatezza di chi eroicamente si ostina a cercare un rifugio dallo spazio “sfinito”.

Si distese e provò a chiudere gli occhi, perché in fondo anche lui voleva tornare a casa e dormire e sparire nella voragine del buio e nel silenzio di tutte le cose che finiscono, la voragine di quando lo spazio è così sfinito che non c’è più un posto dove andare e tu non hai la forza nemmeno di alzare lo sguardo per vedere se ci sono mai veramente state le Stelle lassù.

Raffigurazione pittorica dell’interazione tra l’eliosfera del Sole e il medium interstellare a formare un bow shock
(Di NASA/Goddard Space Flight Center/CI Lab – http://www.nasa.gov/mission_pages/voyager/multimedia/20110609_briefing_materials.html, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15462625)

Florida

Lauren Groff

Rieccomi qui, a parlare di libri! La costanza non mi appartiene, in effetti. Gli sparuti lettori di questo blog non me ne vogliano, altri impegni e pensieri affollano le mie giornate ed il poco tempo libero lo dedico quasi interamente allo studio e alla lettura.

Florida – Lauren Groff (Foto di E. Rizzo)

Di questa raccolta di racconti avrei voluto scrivere tempo fa, quando la lettura era ancora fresca e mi era rimasta appiccicata la calura umidiccia dello stato più a sud-est degli Stati Uniti. Florida è una raccolta di racconti pubblicata nel 2018 da Bompiani che, dopo il grande successo di Fato e Furia, ha consacrato Lauren Groff come una della migliori scrittrici statunitensi contemporanee.

Lauren Groff (By Cbkallman at English Wikipedia, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=47774777)

Una terra selvaggia ed inospitale fa da sfondo alle vicende di famiglie sull’orlo dello sfacelo, dove madri anaffettive e padri/comparsa costringono inermi bambini a cavarsela da soli.

I racconti sono popolati da una moltitudine di animali, dalle specie più innocue e familiari a quelle più selvagge. Come in un bestiario moderno se ne annoverano le peculiarità esteriori, senza tralasciare la descrizione dell’indole più o meno ferina. Talvolta invece la presenza degli animali viene solo accennata e, in guisa di spettri, fanno la loro inquietante comparsa per minacciare ancora una volta l’incolumità degli abitanti della Florida. E’ il serpente, essere edenico per eccellenza, che viene citato con maggiore frequenza: in fondo quei luoghi nel profondo sud degli Stati Uniti non sono poi così dissimili da quell’Eden di cose pericolose di fine ‘700.

Pensò ai serpenti che dormivano attorcigliati nelle loro tane e agli alligatori che affioravano per fiutare la sua presenza nel buio, al modo in cui si muovevano sulla terra, il loro avanzare circospetto; a come lei fosse l’unica cosa vivente sperduta tra tante altre creature, e non speciale in quanto umana. (Sopra e sotto)

Anche la natura appare poco accogliente e pericolosa con le sue paludi, foreste, le decadenti vie urbane dove sovente accadono stupri e violenze.

Alligatore del Mississippi (Di Jacklee – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=37772739)

Storie minime e piccoli drammi che si consumano all’interno delle mura domestiche, mentre la Florida viene evocata come una preghiera. In uno stile impeccabile e maestoso, la Groff dipinge il quadro della quieta disperazione che sottende questa nostra desolante umanità, dove siamo tutti irresponsabilmente coetanei ed il nostro imperioso ed imperturbabile egoismo ci conferisce i tratti di una cieca bestialità.